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I misteriosi scatti di un fotografo testimone di un rituale sciamanico

Ruben RomanoLa promessa di uno sciamano a un fotografo. Lo stupore di quel fotografo dopo lo sviluppo dei negativi. Immagini sovrapposte, misteriose, che non ci dovevano essere. Il fotografo senza parole è Rubén Romano, autore di alcuni scatti al termine di un rituale sciamanico presso una comunità indigena Wichí.

Pochi giorni fa, su consiglio di un’amica appassionata di fotografia, mi sono recato al Centro Culturale Kirchner di Buenos Aires, il più grande centro culturale americano e il terzo a livello mondiale. Al settimo piano, mi ha detto, troverai qualcosa di sorprendente. E a quel settimo piano effettivamente valeva la pena andarci. Tra le varie opere esposte, c’era una serie di fotografie in bianco e nero con delle particolari sovraimpressioni.

Ruben Romano

In queste foto c’erano uccelli, figure umane e luoghi domestici stranamente sovrapposti. Accanto alla serie fotografica c’era una piccola descrizione. E in questa descrizione l’autore degli scatti parlava in prima persona: “Ho chiesto allo sciamano della comunità come avrei potuto fotografare le realtà parallele nelle quali si muoveva durante il suo viaggio sciamanico. Lo sciamano promise di aiutarmi”.

Al suo ritorno a La Plata, Rubén Romano sviluppò i negativi. Una serie di immagini anomale, suggestive. Decise di pubblicarle, per testimoniare l’accaduto, probabilmente convinto che quegli scatti siano davvero il risultato della promessa di uno sciamano, il segnale proveniente da altri mondi che lui cercava.

Stefano Lioni

In Sardegna, tra streghe, vampire e ipotesi di sciamanesimo

imageIn diverse zone della Sardegna si narrano storie antiche di spiriti, di voli notturni, di streghe e vampire, di donne dai tratti sciamanici forse, di Cogas e Surbiles.

Le Cogas e le Surbiles, come scrive la saggista e studiosa sarda Dolores Turchi, sono nell’immaginario collettivo sardo, donne che di giorno conducono una vita normale, ma di notte, spesso inconsapevolmente, si trasformano in un essere indefinito, quasi sempre in forma di insetto o di gatto, che vola da un paese all’altro, insinuandosi nelle abitazioni, per molestare le persone che dormono, succhiare il sangue dei bambini o semplicemente morsicare, lasciando lividi sul corpo chiamati “mossigu de Coga”, morso di Coga.

Per lo scrittore sardo Andrea Satta, la trasformazione e l’abbandono del corpo accomunerebbero le Cogas e le Surbiles agli sciamani in senso stretto, e le similitudini non finirebbero qui. Sempre secondo lo scrittore sardo infatti, predestinazione, iniziazione, battaglie estatiche, transe e addirittura utilizzo di unguenti allucinogeni, sarebbero associabili alla figura delle Surbiles sarde. Ipotesi certamente affascinanti e meno ortodosse di quelle di chi invece vedrebbe nelle leggendarie Surbiles principalmente delle figure di streghe-vampire, frutto dell’ invenzione popolare che cercava in cause non terrene, una spiegazione alle morti dei bambini dovute alla malnutrizione e alle malattie sconosciute del tempo.

Stefano Lioni


Ayahuasca, la bevanda sacra

naranjo 3Tra le letture che in questi giorni mi stanno aiutando ad ingannare l’attesa della partenza, ce n’è una in particolare che continua ad incuriosirmi pagina dopo pagina. E’ il libro di Claudio Naranjo intitolato “Ayahuasca, il rampicante del fiume celeste”.

Ho iniziato a leggerlo pochi giorni fa ed in sostanza esso rappresenta il bilancio del lungo lavoro di ricerca dell’autore sull’Ayahuasca, una bevanda sacra utilizzata da diversi popoli indigeni del Sud America per effettuare il viaggio sciamanico. Il libro offre anche un resoconto sui possibili usi delle piante sacre in psicoterapia, resoconto che per me, con buona pace della mia curiosità, fa ancora parte delle pagine non lette.

Da quanto si legge nelle note sull’autore, Claudio Naranjo è un medico, psichiatra e antropologo cileno che nella sua attività ha sempre cercato di integrare tradizione e conoscenza scientifica, ricostruzione storica e analisi antropologica, psicologia e spiritualità. E’ stato uno dei primi ricercatori nell’ambito dell’ Etnobotanica applicata alle piante psicoattive e ha sviluppato una teoria dei tipi psicologici basata sull’ Enneagramma, un simbolo esoterico di origine oscura. Insomma, un autore che a giudicare dalle premesse del libro e dalle pagine già lette, monopolizzerà le mie letture serali ancora per un bel po’.

Stefano Lioni