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La magia mistica ancestrale della cerimonia Kainapi

KainapiFuoco e calore, pietre roventi e vapore, canti, tamburi, erbe medicinali. E una tenda. Sono questi i principali elementi del Kainapi, una potente cerimonia mistica di origine lakota, alla quale ho partecipato lo scorso fine settimana.

Pochi giorni fa, incuriosito dai racconti entusiasti di alcune persone incontrate a Curitiba, ho deciso di partecipare al mio primo Kainapi organizzato dalla scuola sciamanica di crescita personale Condor Blanco. E allora venerdi sono arrivato alla spiaggia di Bombinhas, col mio zaino e con il desiderio enorme di vivere finalmente l’esperienza di una cerimonia tanto ancestrale, quanto affascinante. A Bombinhas non c’era solo un falò ad aspettarmi. C’era molto di più. C’era un’atmosfera stupenda, c’erano altre trenta persone col mio stesso desiderio, c’era una tenda costruita con una particolare geometria sacra, c’erano pietre di fiume incandescenti, erbe, tamburi e c’erano delle guide sciamaniche preparate, pronte a condurre la cerimonia Kainapi.

L’inizio della cerimonia vera e propria è avvenuto il sabato pomeriggio, dopo una serie di attività di gruppo effettuate per aumentare il livello di empatia generale. Condivisioni in coppia, esercizi di bioenergetica e danze, hanno fatto in modo che ogni partecipante arrivasse all’inizio della cerimonia preparato al meglio, con meno pensieri e più apertura al sentire. La cerimonia si sarebbe svolta in quattro fasi, chiamate “porte”. Alle cinque di pomeriggio sono entrato nella tenda, insieme a tutti gli altri. Una tenda bassa, a forma di cupola, dove era possibile solo stare seduti in circolo, uno accanto all’altro. Al centro della tenda c’era una buca nel terreno, larga e profonda. La buca veniva riempita con pietre incandescenti, grandi, ovali, rosse come il fuoco che nelle ore precedenti ne aveva innalzato la temperatura all’ennesimo grado. E una volta chiusa la tenda, praticamente nella quasi totale oscurità, una guida ha iniziato a parlare, a cantare e a gettare acqua ed erbe aromatiche sulle pietre incandescenti. Tutti hanno iniziato a cantare e sudare, per ore, uscendo dalla tenda solo qualche minuto al termine di ogni fase, per poi rientrare subito, e continuare a cantare e sudare, fase dopo fase, porta dopo porta.

L’esperienza è stata fantastica. La simbologia della cerimonia è potentissima, derivata in particolare dai temazcal lakota. Il fuoco vicino alla tenda, esattamente allineato davanti all’ingresso, rappresenta il sole, l’elemento maschile, il “Padre interiore”, mentre la tenda, con la sua buca profonda centrale, rappresenta l’elemento femminile,  la “Madre interiore”, “l’utero materno ancestrale”. Le pietre incandescenti passano dal fuoco, dal “Padre”, alla buca centrale della tenda, alla “Madre”. Le persone all’interno della tenda è come se si trovassero nuovamente in uno stato embrionale, in un nuovo “utero materno”, dove è buio, dove c’è calore, dove si sta stretti, ma dove è possibile rinascere. La temperatura dentro la tenda, a mano a mano che le guide gettano litri d’acqua sulle pietre roventi, diventa elevatissima, ai limiti della sopportazione. Durante ognuna delle fasi, il forte calore del vapore generato dall’acqua versata sulle pietre mi scaldava la pelle quasi a ustionarla, ma resistevo, come tutti, sudando, suonando i tamburi, a volte desiderando uscire per trovare refrigerio. Ma era troppo bello abbandonarsi a canti catartici che sembravano venire da un’altra dimensione, lasciarsi divenire parte di quel buio pieno di musica e voci, caldissimo e umidissimo. In certi momenti, dove quasi mi sembrava di svenire, dove la mente quasi si annullava, percepivo chiaramente una sensazione di purificazione. Tutta l’acqua che perdeva il mio corpo, l’enorme quantità d’acqua che continuamente perdeva il mio corpo, era acqua che doveva andarsene, acqua che da troppo tempo ristagnava dentro di me insieme a certe pesanti emozioni del passato. E allora, grazie a questa profonda e spontanea sensazione di purificazione, di pulizia interiore, di spirito di rinnovamento, era possibile quasi con piacere sopportare la temperatura insopportabile di quella tenda, era possibile stare seduto lì dentro, a volte accovacciato in totale contatto con la terra, stretto fra gli altri, senza bere per ore, continuando a sudare, come in una sauna sacra ed estrema. Era possibile immaginare che l’aria densa di vapore rovente che mi circondava, non restava solo fuori di me, non si spalmava solo esternamente sulla mia pelle, scottandola, pungendola con mille aghi invisibili per farmi sudare, per farmi evaporare. Quell’aria bollente e liquida entrava dentro di me ad ogni mio respiro infuocato. In quel vapore c’era acqua nuova che entrava nel mio corpo, un’acqua purificata dal calore del fuoco ed energizzata dal suo vaporizzarsi al contatto con le pietre incandescenti. In tutto questo sciogliersi e respirare liquido, la sensazione di rinascita era sempre più forte, favorita anche dal profumo liberato nell’ambiente dalle erbe vaporizzate, menta, lavanda, eucalipto, rosmarino. Ad amplificare tutte le mie sensazioni, contribuivano anche i canti e le energie di risonanza delle altre persone sedute accanto a me, in metamorfosi, in quell’utero ancestrale fatto di bambù, tele di cotone e vapore. Le guide durante la cerimonia cantavano e parlavano. Raccontavano storie magiche, invitavano tutti a cogliere al meglio quell’occasione di lasciare andare il passato, di lasciare la mente in silenzio per un po’, di vivere con totalità l’esperienza del sentire.

Kainapi, che per me ha significato principalmente connessione profonda, meditazione, purificazione, letteralmente significa “Terra-Cielo”. Kainapi è il nome con cui Suryavan Solar, scrittore e sciamano cileno, scelse di chiamare questa cerimonia, derivata dall’antichissimo temazcal indigeno e da lui modernizzata nell’Accademia Kainapi per essere accessibile a tutti ancora oggi. Durante la cerimonia dello scorso fine settimana, Saman Kior, una delle guide sciamaniche che conduceva i canti, disse queste parole: “Oggi non c’è bisogno di altri angeli in cielo, c’è bisogno di più gente che viaggi tra la terra e il cielo”. Parole che per qualche motivo in quel momento risuonarono fortemente dentro di me. Parole che, senza togliere nulla agli angeli, caricano di responsabilità umana qui e ora sulla Terra.

Stefano Lioni