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Le mummie di Inca Cueva

In alcune grotte della provincia argentina di Jujuy, nel 1936, un archeologo argentino, Justiniano Torres Aparicio, riesumò tre mummie, che secondo una recente datazione al radiocarbonio effettuata dal Radiocarbon Laboratory dell’Istituto Politecnico Federale di Zurigo, risalirebbero, con altissima probabilità, a ben 6000 anni fa. Età questa che le renderebbe di fatto tra le mummie naturali più antiche del mondo.

Oltre al possibile primato di antichità, tali mummie, che ho potuto vedere esposte al Museo Archeologico di Humahuaca, possiedono altre caratteristiche di particolare interesse. Caratteristiche che lasciano spazio a diverse interpretazioni, ufficiali e non. Il cranio di una di esse, come altri singoli crani trovati nella zona di Jujuy, risulta avere una forma particolarmente allungata, con proporzioni ben differenti da quelle tipiche di un cranio normale. Anche i singoli crani allungati ritrovati, che ricordano quelli peruviani di Paracas, ho potuto vederli direttamente e fotografarli, nel Museo di Humahuaca prima, e a La Quiaca poi.

Una delle interpretazioni più accreditate in ambito accademico che tenta di spiegare l’anomalia dei crani è che la civiltà alla quale appartenevano tali individui, utilizzasse fasce molto strette alla testa, poste sin dalla giovane età, proprio nell’intento di deformazione quotidiana del cranio. Tra le varie ipotesi che tentano invece di spiegare le ragioni di tale pratica deformante, c’è quella che chiamerebbe in causa antichi canoni di bellezza. Infatti, la testa allungata in quella maniera, avrebbe rappresentato per quelle antiche società, un carattere estetico considerato bello, in quanto simbolo di intelligenza e fierezza. A provare ad aggiungere altre interpretazioni, ci hanno provato anche teorici alternativi che chiamerebbero in causa eventuali contatti che queste antiche popolazioni avrebbero avuto con civiltà aliene. Secondo tali interpretazioni non ufficiali infatti, il cranio allungato era considerato bello proprio perché simile a quello di esseri dalle teste lunghe, ritenuti divinità provenienti dallo spazio.
Altre caratteristiche peculiari delle mummie di Inca Cueva, sono la notevole altezza degli individui ritrovati (vistosamente sopra la media tipica delle ancestrali popolazioni andine) e l’estrema perfezione del copricapo di una delle mummie. Dettagli che, se da un lato alimentano teorie alternative, dall’altro vengono facilmente interpretati da antropologi e archeologi i quali spiegano l’anomalia dell’altezza come conseguenza di un’ondata migratoria in quelle zone di popoli amazzonici più alti, con caratteristiche genetiche quindi diverse da quelle andine, e attribuiscono la perfezione del copricapo, ad una possibile, per quanto raffinata dote artistica di quell’antichissimo gruppo etnico.

Le mummie di Inca Cueva, che nel rispetto della loro categoria archeologica, non potevano che portarsi con sé un pizzico di mistero, furono rinveute in una bellissima zona naturalistica, all’interno di una serie di grotte, tra profonde valli e canyon, a circa due ore di cammino dal Rio Grande. Quelle stesse grotte, grazie ad una serie di affascinanti pitture rupestri in esse presenti, rappresentano oggi una delle zone archeologiche più interessanti dell’intera Argentina.

Stefano Lioni