In Sardegna, tra streghe, vampire e ipotesi di sciamanesimo

imageIn diverse zone della Sardegna si narrano storie antiche di spiriti, di voli notturni, di streghe e vampire, di donne dai tratti sciamanici forse, di Cogas e Surbiles.

Le Cogas e le Surbiles, come scrive la saggista e studiosa sarda Dolores Turchi, sono nell’immaginario collettivo sardo, donne che di giorno conducono una vita normale, ma di notte, spesso inconsapevolmente, si trasformano in un essere indefinito, quasi sempre in forma di insetto o di gatto, che vola da un paese all’altro, insinuandosi nelle abitazioni, per molestare le persone che dormono, succhiare il sangue dei bambini o semplicemente morsicare, lasciando lividi sul corpo chiamati “mossigu de Coga”, morso di Coga.

Per lo scrittore sardo Andrea Satta, la trasformazione e l’abbandono del corpo accomunerebbero le Cogas e le Surbiles agli sciamani in senso stretto, e le similitudini non finirebbero qui. Sempre secondo lo scrittore sardo infatti, predestinazione, iniziazione, battaglie estatiche, transe e addirittura utilizzo di unguenti allucinogeni, sarebbero associabili alla figura delle Surbiles sarde. Ipotesi certamente affascinanti e meno ortodosse di quelle di chi invece vedrebbe nelle leggendarie Surbiles principalmente delle figure di streghe-vampire, frutto dell’ invenzione popolare che cercava in cause non terrene, una spiegazione alle morti dei bambini dovute alla malnutrizione e alle malattie sconosciute del tempo.

Stefano Lioni


Lola Kiepja, l’ultima sciamana selk’nam

Lola KiepjaLola Kiepja fu l’ultima sciamana selk’nam, un popolo indigeno della Terra del Fuoco, completamente sterminato dai colonizzatori europei.

L’orrido sterminio dei selk’nam iniziò a metà dell’ottocento, con l’arrivo dei cacciatori d’oro e degli allevatori di pecore. Al tempo il motto dei colonizzatori era: più oro, più pecore, meno indigeni. E non gli bastò decimarli. Li eliminarono completamente, prima con le armi e poi lasciando fare il resto alle malattie. Più indigeni venivano uccisi e più compensi in denaro si riceveva. I selk’nam non poterono difendersi con le loro armi primitive. Fu uno degli stermini più spietati della storia delle conquiste delle americhe.

Lola Kiepja era una sciamana di questo popolo, l’ultima. Ricevette il potere sciamanico attraverso il canto di uno spirito, durante un sogno. Si dice che curò molta gente: selk’nam, meticci e anche europei. Oltre ad essere sciamana, le piaceva cantare. Cantava pur avendo perso i suoi figli a causa dello sterminio. Un’antropologa francese, Anne Chapman, visse con lei gli ultimi anni della sua vita, quando la sciamana aveva ormai 90 anni. L’antropologa racconta che Lola sapeva che la sua gente non c’era più, che il suo mondo era finito, scomparso per sempre. Ma lei continuava a cantare. La studiosa francese registrò i suoi canti, li pubblicò ed oggi è ancora possibile ascoltarli. Lola Kiepja morì nel 1966, nel freddo rigido della sua terra, che non volle abbandonare mai.

Stefano Lioni

Sciamanismo, la tecnica dell’estasi

sciamanoLo sciamanismo è la tecnica dell’estasi, dell’uscita da sé (ék-stasis), dell’ingresso nella sfera della divinità, del viaggio dell’anima. A dare questa serie di definizioni nei loro testi sono due professori universitari, Mircea Eliade e Georges Lapassade; il primo fu filosofo e storico delle religioni presso l’Università di Bucarest e di Chicago, il secondo fu professore emerito di Etnografia e Scienze dell’Educazione all’Università di Parigi.

Lo sciamanismo in senso stretto è, per eccellenza, un fenomeno religioso siberiano e centro-asiatico, spiega Eliade nel suo libro “Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi”. Secondo alcuni autori il termine deriverebbe dalla parola tungusa shaman. Secondo altri, come Shirokogorov, la parola shaman sarebbe estranea alla lingua tungusa e lo sciamanismo, pur avendo radici profonde nell’animismo dei tungusi, sarebbe anche uno degli effetti della penetrazione del buddhismo fra i gruppi etnici dell’Asia nord-orientale.

Il fenomeno magico-religioso dello sciamanismo, scrive Eliade, si è osservato anche  in altre parti del mondo, come in Nord America, Sud America, Indonesia, Oceania e altrove. Lo sciamano non è solo un mago o un guaritore, ma come sottolinea Eliade, egli è il gran maestro dell’estasi, lo specialista della transe attarverso la quale si ritiene che la sua anima possa lasciare il corpo per intraprendere ascensioni celesti o discese infernali.

Lo sciamanismo viene solitamente contrapposto alle pratiche della possessione, racconta Georges Lapassade nel suo libro “Dallo sciamano al raver, un saggio sulla transe”. Sebbene infatti le due esperienze, sciamanismo e possessione, comportino entrambe stati di transe e di modificazione della coscienza, esse sarebbero in contrapposizione dal punto di vista dei fenomeni psicosomatici osservati. Infatti, continua l’autore, mentre nello sciamanismo la transe ha per finalità l’uscita da sé e l’ingresso nella sfera divina, nella possessione sono gli dei che entrano nei loro “cavalli”, come dice J.Belo, in chi si fa possedere. E’ come se cambiasse l’intenzione dell’esperienza, nello sciamanismo si tratta di un “entrare in“, mentre nella possessione di un “farsi entrare“.

Stefano Lioni

Diario di un viaggiatore in Sudamerica