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I guaritori sardi di oggi, tra erbe, magia e antichi segreti

imageCurano ustioni, cicatrici, problemi della pelle, lo fanno con erbe segrete e parole magiche, corteggiati senza successo dalle multinazionali del farmaco, sono i guaritori sardi, gli ultimi custodi di antiche arti mediche isolane.

In Sardegna, secondo un recente censimento,  sarebbero 44 i guaritori specializzati nel curare ustioni e altri problemi della pelle. Si trovano a Nuchis, a Monti, a Buddusò e in altri luoghi dell’isola. Non sono medici, sono uomini e donne che però conoscono i poteri delle erbe, le utilizzano in miscugli per curare e in alcuni casi conducono le loro terapie pronunciando le “brebus”, antiche e segrete parole magiche tramandate di generazione in generazione. A Nuchis, fino a poco tempo fa, arrivavano da tutto il mondo per farsi curare da una signora esperta guaritrice di ustioni. Era consigliata addirittura da molti medici per i casi più difficili, quando la medicina ufficiale non poteva fare di meglio. Come scrive il mio caro amico e scrittore sardo Gianmichele Lisai nel suo libro “101 cose da fare in Sardegna almeno una volta nella vita”, la signora di Nuchis, per le sue guarigioni, usava un unguento speciale di erbe, raccolte nelle campagne vicine. Oggi a Nuchis sembrerebbe che la signora abbia lasciato in eredità alla figlia la ricetta curativa e che sia ora quest’ultima a continuare le sedute di guarigione della pelle. La ricetta segreta dei miscugli curativi viene tramandata all’interno delle famiglie dei guaritori che ancora oggi operano, custodita gelosamente, ambita da molti, case farmaceutiche incluse. Le guarigioni vengono effettuate senza chiedere mai soldi in cambio, perchè secondo la tradizione di queste famiglie, non sarebbe giusto farlo. Chi viene curato di solito offre spontaneamente doni, alimenti per ringraziare della cura ricevuta.

Sono tante le testimonianze dei risultati positivi di queste cure, le cita Gianmichele Lisai nel suo libro, le citano in molti ed anche io personalmente conosco una donna che racconta di essersi fatta curare una grande cicatrice sulla schiena, proprio dalla signora di Nuchis. La crema curativa di una famiglia di Buddusò viene addirittura utilizzata nel reparto di dermatologia dell’ospedale di Cagliari, nell’ospedale di Sassari e nel centro grandi ustionati di Genova. Varie sono le ipotesi sugli ingredienti segreti dei miscugli e sulle modalità della scoperta del loro potere curativo, avvenuta forse per caso, come spesso capita. Erbe misteriose quindi, nelle mani di persone sempre pronte ad offrire con esperienza i benefici di questi antichi quanto efficaci rimedi.

Stefano Lioni

(Foto di Daniele Cogotzi, nuraghe Aiga)


In Sardegna, tra streghe, vampire e ipotesi di sciamanesimo

imageIn diverse zone della Sardegna si narrano storie antiche di spiriti, di voli notturni, di streghe e vampire, di donne dai tratti sciamanici forse, di Cogas e Surbiles.

Le Cogas e le Surbiles, come scrive la saggista e studiosa sarda Dolores Turchi, sono nell’immaginario collettivo sardo, donne che di giorno conducono una vita normale, ma di notte, spesso inconsapevolmente, si trasformano in un essere indefinito, quasi sempre in forma di insetto o di gatto, che vola da un paese all’altro, insinuandosi nelle abitazioni, per molestare le persone che dormono, succhiare il sangue dei bambini o semplicemente morsicare, lasciando lividi sul corpo chiamati “mossigu de Coga”, morso di Coga.

Per lo scrittore sardo Andrea Satta, la trasformazione e l’abbandono del corpo accomunerebbero le Cogas e le Surbiles agli sciamani in senso stretto, e le similitudini non finirebbero qui. Sempre secondo lo scrittore sardo infatti, predestinazione, iniziazione, battaglie estatiche, transe e addirittura utilizzo di unguenti allucinogeni, sarebbero associabili alla figura delle Surbiles sarde. Ipotesi certamente affascinanti e meno ortodosse di quelle di chi invece vedrebbe nelle leggendarie Surbiles principalmente delle figure di streghe-vampire, frutto dell’ invenzione popolare che cercava in cause non terrene, una spiegazione alle morti dei bambini dovute alla malnutrizione e alle malattie sconosciute del tempo.

Stefano Lioni


Lola Kiepja, l’ultima sciamana selk’nam

Lola KiepjaLola Kiepja fu l’ultima sciamana selk’nam, un popolo indigeno della Terra del Fuoco, completamente sterminato dai colonizzatori europei.

L’orrido sterminio dei selk’nam iniziò a metà dell’ottocento, con l’arrivo dei cacciatori d’oro e degli allevatori di pecore. Al tempo il motto dei colonizzatori era: più oro, più pecore, meno indigeni. E non gli bastò decimarli. Li eliminarono completamente, prima con le armi e poi lasciando fare il resto alle malattie. Più indigeni venivano uccisi e più compensi in denaro si riceveva. I selk’nam non poterono difendersi con le loro armi primitive. Fu uno degli stermini più spietati della storia delle conquiste delle americhe.

Lola Kiepja era una sciamana di questo popolo, l’ultima. Ricevette il potere sciamanico attraverso il canto di uno spirito, durante un sogno. Si dice che curò molta gente: selk’nam, meticci e anche europei. Oltre ad essere sciamana, le piaceva cantare. Cantava pur avendo perso i suoi figli a causa dello sterminio. Un’antropologa francese, Anne Chapman, visse con lei gli ultimi anni della sua vita, quando la sciamana aveva ormai 90 anni. L’antropologa racconta che Lola sapeva che la sua gente non c’era più, che il suo mondo era finito, scomparso per sempre. Ma lei continuava a cantare. La studiosa francese registrò i suoi canti, li pubblicò ed oggi è ancora possibile ascoltarli. Lola Kiepja morì nel 1966, nel freddo rigido della sua terra, che non volle abbandonare mai.

Stefano Lioni