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Gli spiriti delle montagne

È possibile invocarli e chiedere loro aiuto, sono fondamentali nei rituali andini, ascoltano, proteggono e hanno il ruolo di messaggeri tra il mondo terreno e il mondo del cielo. Sono gli Apu, gli spiriti tutelari delle Ande.

Anche da La Paz, la città boliviana in cui sto vivendo da circa un anno, è possibile vedere una montagna sacra che i locali chiamano Apu Illimani. E sono tante le montagne Apu che ho incontrato e che continuo a incontrare nei miei viaggi tra le Ande. In Perù ad esempio, nella zona intorno a Cusco, si trovano l’Apu Salkantay e l’Apu Ausangate.

Le montagne sono da sempre state considerate dalle antiche civiltà un ponte verso il divino perché le grandi cime avvicinano l’uomo al cielo e quindi gli permettono di comunicare più facilmente con gli dei. Gli Apu andini intervengono come messaggeri in questa comunicazione tra l’uomo e il Sole e gli altri elementi sacri del cielo come le stelle.
La natura nel mondo andino è viva, animata, partecipa con ruoli specifici nello sviluppo e benessere delle società, a patto che venga rispettata. Per le comunità andine, le montagne in cui abitano gli Apu sono luoghi sacri. L’Apu è uno spirito capace di proteggere individualmente e collettivamente. Gli Apu controllano i cicli dell’acqua e determinano quindi le sorti delle società agricole andine. Gli spiriti delle montagne sono incaricati dalla divinità di proteggere gli uomini e fungere da intermediari tra il Kay Pacha (mondo terreno) e l’Hanan Pacha (mondo di sopra).

Nella tradizione andina si crede che gli Apu possano lasciare temporaneamente una montagna per avvicinarsi a un luogo in cui sono invocati, ad esempio in una cerimonia in cui si sta chiedendo il loro aiuto. I curanderi andini invocano gli Apu nei rituali di ringraziamento alla Pachamama, nei rituali di guarigione e anche in altri casi. Ogni curandero può invocare più di un Apu protettore e chiedergli supporto per il buon esito del rituale.

Uno dei modi che ho imparato da alcuni curanderi per invocare un Apu è il seguente. Dopo aver realizzato un pago a la tierra, si prendono tre foglie di coca, si portano in alto con le mani in direzione della montagna sacra, si pronuncia a voce alta il nome dell’Apu e poi, dopo aver ringraziato o chiesto aiuto per qualcosa, si soffia forte sulle foglie sempre in direzione della montagna, affinché la richiesta possa raggiungere più facilmente l’Apu. Dopodiché le foglie si appoggiano per terra e, sopra di esse, per fissare la richiesta, con alcune pietre prese lì vicino si costruisce una cumulo verticale di sassi che i locali chiamano apacheta.

Stefano Lioni

TERRA MADRE TOURS – Viaggi nel mondo ancestrale