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I misteriosi scatti di un fotografo testimone di un rituale sciamanico

Ruben RomanoLa promessa di uno sciamano a un fotografo. Lo stupore di quel fotografo dopo lo sviluppo dei negativi. Immagini sovrapposte, misteriose, che non ci dovevano essere. Il fotografo senza parole è Rubén Romano, autore di alcuni scatti al termine di un rituale sciamanico presso una comunità indigena Wichí.

Pochi giorni fa, su consiglio di un’amica appassionata di fotografia, mi sono recato al Centro Culturale Kirchner di Buenos Aires, il più grande centro culturale americano e il terzo a livello mondiale. Al settimo piano, mi ha detto, troverai qualcosa di sorprendente. E a quel settimo piano effettivamente valeva la pena andarci. Tra le varie opere esposte, c’era una serie di fotografie in bianco e nero con delle particolari sovraimpressioni.

Ruben Romano

In queste foto c’erano uccelli, figure umane e luoghi domestici stranamente sovrapposti. Accanto alla serie fotografica c’era una piccola descrizione. E in questa descrizione l’autore degli scatti parlava in prima persona: “Ho chiesto allo sciamano della comunità come avrei potuto fotografare le realtà parallele nelle quali si muoveva durante il suo viaggio sciamanico. Lo sciamano promise di aiutarmi”.

Al suo ritorno a La Plata, Rubén Romano sviluppò i negativi. Una serie di immagini anomale, suggestive. Decise di pubblicarle, per testimoniare l’accaduto, probabilmente convinto che quegli scatti siano davvero il risultato della promessa di uno sciamano, il segnale proveniente da altri mondi che lui cercava.

Stefano Lioni

Tra spiriti, elfi ed altri esseri mitologici indigeni

Il PomberoSpiriti notturni, elfi, mostri terribili, sono solo alcuni degli esseri che secondo antichi racconti indigeni popolano certi luoghi del vasto territorio argentino. Uno di essi è il Pombero, una sorta di elfo della mitologia indigena guaranì.

Qui a Buenos Aires, curioso di saperne di più sulla mitologia indigena, ho iniziato a leggere il libro dell’antropologo Adolfo Colombres, “Esseri mitologici argentini”, nel quale vengono descritti e rappresentati molti protagonisti del pantheon mitologico indigeno, alcuni fortemente somiglianti a quelli della tradizione occidentale. Uno di questi è il Pombero, che secondo la descrizione più antica viene rappresentato come un uomo alto, magro e peloso, con un grande cappello di paglia e un bastone nella mano. Secondo altre descrizioni ha l’aspetto di un nano robusto, nero, brutto e sempre peloso. Ci sono addirittura dei testimoni della provincia di Misiones, che affermano di averlo visto nelle sembianze di un anziano con la barba lunga, un cappello dai bordi ampi e un piccolo bastone d’oro, che fischia continuamente. E se si risponde ai suoi fischi, si arrabbia.

Secondo la mitologia guaranì, il Pombero è il genio protettore degli uccelli. Vive nei tronchi degli alberi, esce dopo pranzo a cercare i bambini che cacciano gli uccelli e se li sorprende in questa azione, li cattura per abbandonarli lontano da casa. In alcuni casi può molestare le donne, ma solo dopo averle ipnotizzate, affinché non si ricordino nulla. I funghi sono i suoi escrementi e quindi un segnale del suo passaggio. Si evita di nominarlo ad alta voce, per il timore che si manifesti ed è capace di trasformarsi in un indigeno, in un tronco d’albero o rendersi invisibile.

Il libro di Colombres si sta rivelando un ottimo compagno di viaggio, pieno di storie antiche da leggere, senza farsi troppe domande, lasciandosi affascinare dal simbolismo che le accompagna e ricordando le parole di James Hillman, quando diceva che “l’origine di qualunque cosa viene fuori da un mito e ciò che conta è imparare i miti e pensare miticamente“. Perchè il mito, dice Teresita Faro De Castaño, non è falsità, ma come il sogno, è l’espressione esterna delle lotte, delle gioie e delle paure dell’umanità, e le credenze e le superstizioni ci portano oltre la nostra storia personale, ci portano direttamente nella storia umana universale.

Stefano Lioni

(Illustrazione di Luis Scafati)