Il ritorno dell’Inka

Dopo una forte chiamata interiore, Elizabeth B. Jenkins lascia il suo dottorato di ricerca, il suo fidanzato, vende tutto e va a vivere in Perù. Lì incontra un maestro, Juan Nuñez del Prado, e inizia il suo viaggio di iniziazione e scoperta che la porterà ad approfondire la conoscenza di se stessa attraverso la tradizione spirituale andina.

La storia della Jenkins mi ha accompagnato in questi giorni di cammino, attraverso la lettura del suo stesso libro “Il ritorno dell’Inka”, libro che l’autrice scrisse al termine di un percorso spirituale in Perù. Forse, più di qualsiasi altra cosa, nelle Ande stavo imparando che la spiritualità e il gioco vanno insieme. Per la gente andina, gli atti più religiosi non erano questioni serie e nemmeno cupe, erano celebrazioni di allegria, scrive la Jenkins quando commenta in particolare il lato ludico degli ukukus, una sorta di pagliacci sacri che controllano e animano il pellegrinaggio della Festa di Q’ollorit’i. E tale festa, spiega invece il maestro della Jenkins, è collegata alla costellazione delle pleiadi, le quali possiedono una grande importanza esoterica ed energetica. Per i maestri andini, esse rappresentano i sette livelli di sviluppo psichico. Durante la Festa del Santuario di Q’ollorit’i, le pleiadi fungono da unificatrici di campi energetici. Negli ultimi anni, il numero di pellegrini al Santuario è aumentato in maniera incredibile. Sempre di più sono le persone attratte da quel posto. È possibile che non lo sappiano, però ci vanno perché stanno attendendo un eletto, un maestro di settimo livello ancora non rivelato.

Visiterò il Perù una volta terminato il cammino in Argentina, che al momento sento prioritario, ma libri come questo non fanno che amplificare il mio desiderio di visitare questa terra ricca di cultura sciamanica, una terra nella quale, sempre secondo le parole del maestro della Jenkins, si crede che al momento del concepimento, nel nuovo individuo si uniscono tre poteri differenti: il potere della materia, il potere dell’anima individuale e il potere eterno dello spirito. Poteri che si concentrano nella fronte, in un punto che si chiude crescendo ma che da piccoli è ancora molto aperto e dal quale entra molta “energia viva” o “luce bianca” (sembra riferirsi alla zona del terzo occhio induista). Nell’opera della Jenkins, nel capitolo “Il tempio della morte”, Juan Nuñez del Prado effettua un rituale di riapertura di tale porta cosmica attraverso l’utilizzo di alcune pietre speciali.

Il libro, che riporta anche il significato delle profezie andine dei cicli cambiamento ed evoluzione, parlando ad esempio dell’era del Taripay Pacha, ossia dell’era di “incontrarsi nuovamente con se stessi”, è davvero pieno di passi interessanti capaci di aiutare a decifrare con maggior chiarezza lo sviluppo della coscienza collettiva umana e allo stesso tempo offrire spunti di riflessione utili a comprendere meglio la tradizione spirituale andina, la quale, come scrive la Jenkins, sviluppò un modo molto differente da quello occidentale di vedere, interpretare e lavorare con il sistema energetico umano.

Stefano Lioni

(Foto principale: hatunkarpay.org)

Le mummie di Inca Cueva

In alcune grotte della provincia argentina di Jujuy, nel 1936, un archeologo argentino, Justiniano Torres Aparicio, riesumò tre mummie, che secondo una recente datazione al radiocarbonio effettuata dal Radiocarbon Laboratory dell’Istituto Politecnico Federale di Zurigo, risalirebbero, con altissima probabilità, a ben 6000 anni fa. Età questa che le renderebbe di fatto tra le mummie naturali più antiche del mondo.

Oltre al possibile primato di antichità, tali mummie, che ho potuto vedere esposte al Museo Archeologico di Humahuaca, possiedono altre caratteristiche di particolare interesse. Caratteristiche che lasciano spazio a diverse interpretazioni, ufficiali e non. Il cranio di una di esse, come altri singoli crani trovati nella zona di Jujuy, risulta avere una forma particolarmente allungata, con proporzioni ben differenti da quelle tipiche di un cranio normale. Anche i singoli crani allungati ritrovati, che ricordano quelli peruviani di Paracas, ho potuto vederli direttamente e fotografarli, nel Museo di Humahuaca prima, e a La Quiaca poi.

Una delle interpretazioni più accreditate in ambito accademico che tenta di spiegare l’anomalia dei crani è che la civiltà alla quale appartenevano tali individui, utilizzasse fasce molto strette alla testa, poste sin dalla giovane età, proprio nell’intento di deformazione quotidiana del cranio. Tra le varie ipotesi che tentano invece di spiegare le ragioni di tale pratica deformante, c’è quella che chiamerebbe in causa antichi canoni di bellezza. Infatti, la testa allungata in quella maniera, avrebbe rappresentato per quelle antiche società, un carattere estetico considerato bello, in quanto simbolo di intelligenza e fierezza. A provare ad aggiungere altre interpretazioni, ci hanno provato anche teorici alternativi che chiamerebbero in causa eventuali contatti che queste antiche popolazioni avrebbero avuto con civiltà aliene. Secondo tali interpretazioni non ufficiali infatti, il cranio allungato era considerato bello proprio perché simile a quello di esseri dalle teste lunghe, ritenuti divinità provenienti dallo spazio.
Altre caratteristiche peculiari delle mummie di Inca Cueva, sono la notevole altezza degli individui ritrovati (vistosamente sopra la media tipica delle ancestrali popolazioni andine) e l’estrema perfezione del copricapo di una delle mummie. Dettagli che, se da un lato alimentano teorie alternative, dall’altro vengono facilmente interpretati da antropologi e archeologi i quali spiegano l’anomalia dell’altezza come conseguenza di un’ondata migratoria in quelle zone di popoli amazzonici più alti, con caratteristiche genetiche quindi diverse da quelle andine, e attribuiscono la perfezione del copricapo, ad una possibile, per quanto raffinata dote artistica di quell’antichissimo gruppo etnico.

Le mummie di Inca Cueva, che nel rispetto della loro categoria archeologica, non potevano che portarsi con sé un pizzico di mistero, furono rinveute in una bellissima zona naturalistica, all’interno di una serie di grotte, tra profonde valli e canyon, a circa due ore di cammino dal Rio Grande. Quelle stesse grotte, grazie ad una serie di affascinanti pitture rupestri in esse presenti, rappresentano oggi una delle zone archeologiche più interessanti dell’intera Argentina.

Stefano Lioni

L’eco ancestrale dei petroglifi di Yavi

CondorIn un luogo dove il tempo si è fermato nella pietra e dove storie e stelle furono rapite dalle rocce, è possibile fare un salto nel passato di migliaia di anni. Un passato in cui preziose conoscenze, vennero incise con saggezza e precisione su pagine di pietra scaldate dal sole, accarezzate dal vento e lette ancora oggi dal cielo. Sono le meravigliose pagine dei petroglifi della Laguna Colorada di Yavi, in Argentina. Pagine scritte da un popolo indigeno antichissimo, misterioso, di origine incerta, probabilmente appartenente alla Cultura Chichas. Durante la mia visita al sito, provai a leggerle quelle pagine, accompagnato dalle guide esperte del Gruppo d’Investigazione Kuntur, un’associazione culturale locale molto preparata e profondamente legata alla tradizione andina, che studiò e decifrò gli oltre 2000 petroglifi presenti nella zona, pubblicando anche un libretto illustrativo riportante le interpretazioni di almeno 100 di questi numerosi petroglifi.

Prima di accedere al luogo sacro della Laguna, situato nella parte orientale della puna argentina, invitato dalle guide del Gruppo Kuntur, partecipai a un rituale andino di benvenuto, senza il quale, l’ingresso sarebbe stato differente.  Durante la cerimonia, mi raccontarono che alcune persone, entrate nel luogo sacro senza aver effettuato un rituale d’ingresso, non furono in grado di trovare i petroglifi. Dopo aver chiesto il permesso alla Pachamama e agli spiriti del luogo, con fumo di palo santo, incenso e foglie di coca, scesi quindi con la giusta apertura nella zona sacra dei petroglifi, tra gli “Otto Fratelli”, un cordone di otto monti di aspetto piramidale, che delimita un lato della Laguna sacra. Lì, già dai primi passi, mi sembrò di entrare in un’altra dimensione. Lasciandomi guidare dalle energie benefiche del posto e dalle descrizioni del Gruppo Kuntur, partii per un viaggio nel tempo, che almeno in parte, cercherò di far rivivere qui di seguito, attraverso le foto dei petroglifi principali che scattai, accompagnate dalle brevi ma dettagliate descrizioni raccontatemi dalle guide e in parte presenti nel libretto illustrativo pubblicato dall’associazione stessa. Libretto, che nella sua introduzione, accoglie così…

“Scendi in silenzio, pellegrino.
Qui, le pietre dimenticate.
Parlano con la voce dei secoli.
Scendi in silenzio, e invece del piede, mettici l’anima in ogni passo.
Perché dovrai camminare su terra sacra.”

I SERPENTI

Il Serprente o Amaru è un animale considerato sacro nel mondo andino, in quanto è l’animale che ha acquisito tutta la saggezza della Madre Terra o Pachamama e la gestione delle differenti energie terrestri. La biforcazione della sua lingua rappresenta la dualità. È il primo gradino fondamentale nella ascensione spirituale (Serpente, Puma, Condor, Colibrì). Questa è la ragione per cui è un animale molto rappresentato. Una volta convertito in puma, l’unione serpente-puma simboleggia il raggiungimento della saggezza e della forza. I colonizzatori europei, una volta giunti nel territorio sacro della Laguna Colorada, interrarono gran parte degli oggetti e simboli sacri indigeni attraverso atti di esorcismo, in quanto li consideravano oggetti satanici. Questi fatti restano tutt’oggi nell’inconscio collettivo, gran parte della gente del posto ha ancora timore di dedicarsi al culto solare dell’ Amaru o Serpente Sacro.

ENERGIA POSITIVA E NEGATIVA TRA SPIRALI

L’energia positiva e negativa ascendente e discendente, opposti e complementari, siamo Energia all’inizio e dopo Materia. È necessario che due o più energie trascendentali si incontrino per far si che esista uno dei quattro elementi della Natura, il Fuoco. Queste due energie confluiscono in forma di fulmine o lampo (Inti Illapa).

LA SPIRALE DOPPIA

Simbolo della Dualità, nella esistenza simultanea di due cose della stessa specie, attraverso la quale si manifestano gli opposti e complementari, dove uno non esiste senza l’altro (Sopra-Sotto, Maschio-Femmina, Positivo-Negativo). Nel sistema umano e altri sistemi naturali, affinché si produca una nuova vita o nuovo essere, si complementano il maschile e il femminile.

IL CONDOR MASCHIO

Il Condor Maschio è il messaggero del Sole. Nella spiritualità andina lo si denomina “Il Gran Apuchin” (Signor Condor, Nonno Condor). Il “Willajumu”, l’ Uomo Condor, è colui che possiede una maggiore elevazione spirituale. In questa linea di evoluzione il Condor si trova nel penultimo gradino prima di arrivare al Sole. Nell’ultimo si trova il Colibrì, che ha la capacità di entrare nel Sole. Nel sito archeologico della Laguna Colorada non compare la rappresentazione del Colibrì, a seguito delle profanazioni che il luogo ha subito nel tempo.

IL PUMA E LA CROCE DEL SUD

Il Puma, nel cammino della evoluzione ascendente spirituale, possiede la forza necessaria per compiere il salto dal serpente al Condor. Si possono incontrare anche rappresentazioni di Uomo-Puma, (ChacaPuma, ossia l’uomo che ha già acquisito la forza spirituale del Puma). Il Fuoco Sacro è anch’esso rappresentato attraverso questo felino.

La Croce del Sud o Croce Andina, sempre visibile nel cielo. Si costituì nell’ “Ordinatore delle Dimensioni” di spazio-tempo, permettendo l’ubicazione geografica. La sua invariabilità generò il sistema di calcoli astronomici e matematici dei sistemi andini. Dal gruppo di stelle della Croce del Sud, si estrae il valore proporzionale costante “Pi grego”, utilizzato da differenti culture arcaiche.

IL QUADRO DELLA GENESI DEL MONDO
Nella parte sinistra della Genesi (non visibile in queste foto), compare una sorta di involucro chiuso, con due riccioli superiori. Lo stesso involucro, pochi metri a destra si trova inciso in forma aperta. Dall’involucro cadono un uomo e un lama (foto laterali), l’uomo lo si può notare a testa in giù, come se “cadesse dal cielo”. Altri simboli compongono il Quadro della Genesi, una stella nel lato sinistro, alcuni lama e, sulla parte destra, un cerchio con dentro una sorta di “embrione”.

IL MUSICISTA

La musica andina era molto legata alla spiritualità e veniva utilizzata in alcune cerimonie per raggiungere altri stati di coscienza e realtà (trance). Nel pertoglifo della foto, il “Runa” suona uno strumento musicale aerofono chiamato “Erke”.

FULMINE CHE COLPISCE UOMO
Il petroglifo rappresenta un insieme di quattro fulmini. Il fulmine laterale destro, in basso colpisce un uomo dalla testa allungata. È la “Morte Iniziatica” per mezzo di un fulmine e si compone di tre fasi: Distruzione, Ricostruzione e Trasferimento di Poteri. Rappresenta la nascita di un “HampiRuna”, un Uomo di Medicina, essere che possiede il potere del fulmine o IntiIllapa (lampo). Questo potere lo guida nelle pratiche medicinali tipiche dei curanderi.

HAMPIRUNA, UOMO DI MEDICINA

Conosce il delicato equilibrio tra la psicologia e il corpo fisico, essendo uno dei segreti ben custoditi dai saggi andini. Nel mondo andino non si conoscono ospedali, centri neuropsichiatrici e tantomeno case per anziani. La medicina formava parte di una pratica elevata in coscienza. La Salute non era negoziabile.

 

 

LA RIUNIONE DEI SAGGI

In uno dei luoghi delle riunioni dei saggi andini, è possibile trovare dei petroglifi che rappresentano diverse tipologie di uomini spirituali. Il primo, rappresentato sulla sinistra, è il Willka Runa, cioè colui che ha raggiunto un elevato livello di coscienza nella spiritualità andina, superando tutti i gradini della evoluzione della coscienza solare (Serpente, Puma, Condor, Colibrì). I raggi sulla sua testa rimandano alla “luce del sole”.  Il passo successivo della sua evoluzione è la trasformazione del corpo fisico in energia. Nella cultura andina, siamo “figli del Sole” e dobbiamo tornare al Sole. Il secondo uomo rappresentato è il Chaca Puma, l’Uomo Puma, rappresenta il processo dell’uomo “divorato” dal fuoco sacro. Sostiene un’asta che simboleggia la conoscenza dei quattro elementi della Natura (Terra, Acqua, Aria, Fuoco). L’asta rappresenta anche la colonna vertebrale dell’essere umano. Il fuoco sacro, passando lungo la colonna, risveglia differenti poteri.

LA VISIONE
I quattro petroglifi in basso, ben diversi dai lama della parte superiore, rappresentano quattro cavalli con cavalieri e stendardi. I petroglifi sono considerati di età precedente alla colonizzazione spagnola. In quelle zone il cavallo non esisteva, fu portato dai colonizzatori, per cui questa serie di petroglifi viene interpretata come una visione di ciò che sarebbe accaduto, ossia, “cavalieri a cavallo con croci sugli stendardi sarebbero arrivati da lontano”. Al tempo, era molto comune praticare l’arte della visione, soprattutto alcune donne avevano questo ruolo, in quanto considerate capaci di muoversi più facilmente nelle dimensioni sottili. Molti dei cambiamenti che avvenivano, erano letti in anticipo grazie all’attenta lettura delle stelle e dei loro relativi movimenti.

L’OSSERVATORIO ASTRONOMICO

Gli antichi astronomi andini possedevano un avanzato grado di conoscenza dei movimenti astronomici e della relativa incidenza di questi movimenti sull’umanità. Di notte, utilizzavano grandi piscine o specchi d’acqua, nei quali far riflettere la volta celeste, portando così “il cielo in terra”, ed effettuando osservazioni astronomiche. Realizzavano cerimonie notturne e da queste osservazioni si svilupparono i differenti calendari astronomici e tecnche di previsione dei cambi energetici vibrazionali dell’Universo dell’Umanità. La stella Sirio, ad esempio, presente in alcuni petroglifi, è relazionata al Grande Occhio delle cerimonie notturne che realizzavano i saggi andini, in connessione con le energie che irradiano le differenti stelle. Anche le tipiche costellazioni dello Zodiaco sono rappresentate sulle rocce della Laguna Colorada. Nella foto laterale si può notare la rappresentazione della costellazione del Toro (in basso) e della Vergine (in alto).

Sono diversi i petroglifi che non siamo riusciti a vedere quella giornata alla Laguna, essendo il sito veramente vasto. Tra quelli che non sono riuscito quindi a fotografare, ce ne sarebbe uno, mi ha assicurato una delle guide, che sembrerebbe rappresentare una sorta di “disco volante”. Il simbolo riportato qui di seguito invece, “le tre spirali”, molto famoso nella zona, fa parte della serie di petroglifi descritti nel libretto illustrativo del Gruppo Kuntur.

LE TRE SPIRALI
Il simbolo della Unione delle dimensioni del Tempo (passato, presente e futuro). Secondo i saggi andini, attualmente tutto il sistema galattico è entrato nel cambio di vibrazione della sua evoluzione. La Galassia si trova nella quinta vibrazione cosmica e l’umanità nella quarta vibrazione cosmica. Questo simbolo, rappresenta anche la congiunzione dei quattro elementi della Natura e i tre stati dell’Essere Umano, Mente-Corpo-Spirito.

 

Un altro posto magico del luogo è una sorta di nido di pietra, nel quale si entra attraverso una bassa e stretta apertura. Questa stanza-nido, mi raccontò una delle guide, era riservata agli incontri dei grandi saggi, i quali si scambiavano segreti, conoscenze, visioni. Una delle “pareti” del nido è formata da due rocce piatte, con una fessura in centro, di circa 2 metri d’altezza e 50 cm di larghezza. Mi infilai nella fessura, leggermente inclinata, e appoggiai interamente il mio corpo, così come avevano fatto poco prima alcuni componenti del gruppo. Chiusi gli occhi e restai lì un po’, ricevendo gli stimoli energetici di quelle sacre e antichissime rocce. Provai un’intensa sensazione di rilassamento, e forse, proprio per questa caratteristica, quel luogo era utilizzato dai saggi andini per le loro riunioni, perché era un luogo nel quale pace e serenità erano (e sono) naturalmente favorite.

In questi giorni, essendo ospite di uno dei componenti del Gruppo Kuntur, ho avuto modo di parlare molto della Laguna Colorada e delle storie del luogo, alcune davvero particolari, registrate addirittura negli archivi della gendarmeria locale e che parlano di inspiegabili movimenti di luci avvistate nella notte, proprio tra le rocce dei petroglifi. Durante le notti di equinozio e solstizio molte persone si ritrovano lì nella Laguna, per effettuare cerimonie aspettando il sorgere del sole.

Incontrare il Gruppo Kuntur fu fondamentale per leggere al meglio i messaggi dei petroglifi di Yavi e con piacere ho accettato di tradurre in italiano il loro libretto, contenente le interpretazioni di molti altri simboli del sito, e se tutto va come spero, con il loro consenso, riuscirò anche a regalarlo sul Blog.

Stefano Lioni

Diario di un viaggiatore in Sudamerica