La stazione fantasma di Tres Cruces

Stazione fantasmaIn un tardo pomeriggio, qualche giorno fa, arrivai a Tres Cruces, un paesino della provincia di Jujuy a circa 3600 metri d’altezza, nel quale avevo previsto di passare la notte. In cerca di un posto riparato per montare la tenda, camminai un po’ per le strade vuote del paese, forse deserte a causa dei forti venti d’alta quota che le spazzavano senza sosta. Stanco, dopo vari chilometri di cammino, sotto un cielo che minacciava pioggia, decisi di sistemare la tenda tra gli edifici abbandonati di una vecchia stazione ferroviaria. La sistemai in un piccolo spiazzo, vicino ad alcune leve colorate, graffiate dalla ruggine, che un tempo probabilmente controllavano gli scambi dei binari.

Quella notte, in quella stazione fantasma, non fu una notte
silenziosa. Oltre alle forti raffiche di vento che scuotevano la mia
Torre fantasmatenda e innervosivano Willy, altri rumori mi svegliarono piuttosto
spesso. Lo sbattere continuo di alcune finestre rotte. I colpi metallici di lamiere pericolanti sul tetto di una vecchia torre. Gli ululati acuti di cani lontani, simili a fischi di treni in arrivo. E ad un certo punto, nel mio dormiveglia, la voce nitida di una bambina, che sembrò gridare, solo per un momento.

Mentre cercavo di riprendere sonno, la voce di quella bambina, mi fece ricordare una cosa. Il pomeriggio precedente a quella notte, dopo aver sistemato la tenda in quel luogo spettrale, dimenticato dal tempo, tra quei vecchi edifici ferroviari schiaffeggiati dalla polvere, scattai alcune foto alla stazione, sedotto comunque dal suo fascino decadente. Dopo una serie di scatti, con un certo stupore, in un posto fino a quel momento deserto, animato solo dal volo basso di qualche corvo solitario, comparve per pochi minuti un segno di vita umana, una presenza che immortalai nell’ultima foto del pomeriggio, prima di chiudermi nella tenda. Era una bambina, che giocava con le leve rotte degli scambi, cercando di muoverle. La osservai un po’, giocava in un surreale silenzio, tale da sembrare in un’altra dimensione, lontanissima da me, e non lì a tre metri. Le scattai una foto. Lei, sentendo il rumore dello scatto, mi guardò, abbassai per qualche secondo lo sguardo sulla macchina fotografica e quando lo rialzai, era scomparsa.

Stefano Lioni