Il mistero della Mappa nella Roccia di Barrancas

Pietra MappaIn una zona archeologica semidesertica, a circa 3500 metri d’altezza, tra antichissime pitture rupestri e altri segni millenari della storia umana, si trova una pietra particolare. Una Pietra Mappa, come l’hanno definita gli archeologi che l’hanno studiata. Una roccia carica di fascino, scolpita da abili mani nel lontano periodo preincaico e situata nell’attuale provincia di Jujuy, in Argentina.

La settimana scorsa, mentre visitavo il Museo Archeologico di Humahuaca, prima di entrare nella stanza delle mummie rinvenute nelle vicine grotte di Inca Cueva, la mia attenzione fu catturata da una foto appesa a una parete. Era la foto di una grossa pietra sulla cui superficie erano state scolpite linee regolari, curve e diverse figure. Perlomeno questo fu quello che riuscii inizialmente ad apprezzare osservando la piccola e non nitidissima foto esposta. Nella descrizione presente sotto l’immagine c’era scritto: Barranca, sentiero dell’Antigal, Pietra Mappa. Rappresenta proprietà agricole e allevamenti, epoca preincaica, opera dei casabindos. Incuriosito da quella particolare roccia mai vista prima, decisi di saperne di più, su Barrancas, sulla Pietra e sui casabindos.

Appena uscito dal museo mi recai in una biblioteca di Humahuaca alla ricerca di maggiori informazioni su quella affascinante pietra. Per un consapevole appassionato di misteri come me, una pietra scolpita in quel modo, a prima vista potrebbe benissimo essere l’antica mappa di una pista d’atterraggio stellare o l’indelebile indicazione di qualche tesoro andino ancora da scoprire. Niente di tutto ciò, almeno secondo la realtà accademica di un bel Dizionario Archeologico consultato in biblioteca, scritto da un’autorevole archeologa argentina. La Pietra di Barrancas, Pietra Mappascrive Alicia Ana Fernandez Distel, autrice del Dizionario, riporta sulla sua superficie diciotto bassorilievi di forma quadrangolare rappresentanti “proprietà di terre con bestiame”. La roccia quindi si può definire una sorta di mappa. Interpretazione questa in linea con la descrizione che avevo letto nella foto del museo. All’interno di ogni singolo compartimento quadrangolare, sono state realizzate, attraverso un doppio bassorilievo, diverse figure di lama e uomini, scrive ancora l’archeologa argentina. Dettagli che, non essendo ben visibili nelle foto disponibili, sono stati riportati dalla Fernandez in un disegno schematico che trovai su un altro suo libro, Schema Pietra Mappanel quale è possibile apprezzare meglio le figure di animali e una figura probabilmente antropomorfa con la tipica camicia andina, l’uncu. L’archeologa argentina, ad un certo punto della sua descrizione della roccia, sembra iniziare a creare un po’ di mistero attorno alla Pietra di Barrancas, scrivendo che l’angolo superiore destro della roccia presenta una stranezza: in esso è presente una sorta di maniglia, creata tagliando e svuotando il triplo bordo della pietra in modo da formare quindi un cono cavo o anello. Dizionario ArcheologicoLa Fernandez conclude la breve descrizione della Pietra, sottolineando che il doppio basso rilievo con le figure, converte questo esemplare artistico in un vera e propria scultura “geroglifica”, essendo evidente che si tratti di un modellino architettonico con iscrizioni ideografiche. Ma allora, qual è il significato della scultura?

La studiosa argentina, pur riconoscendo alla Pietra Mappa lo status attuale d’opera d’arte rupestre, non afferma esplicitamente che fu realizzata a scopo artistico e non si sbilancia in nessuna ipotesi relativa al suo significato. Anche Juan Shobinger, professore emerito di Archeologia dell’Università di Cuyo, parlando della Pietra di Barrancas nella presentazione di uno dei libriArcheologia e storia di una valle della Puna della Fernandez, sembra andarci cauto descrivendo la Pietra, affermando che a Barrancas, ciò che richiama maggiormente l’attenzione è un pannello di roccia chiamato “La Mappa”, scolpito in modo fortemente geometrico con tecnica excisa, il cui significato e la cui funzione si prestano solo a congetture. Mistero archeologico accademicamente accertato quindi, quello del senso originario della Mappa nella Roccia. Mappa capace di meravigliare anche i non addetti ai lavori per la sua rarità, bellezza e precisione di realizzazione. E a voler incrementare un po’ il mistero, a mio avviso sembrano essere poco chiare anche l’origine e il senso di quelle due uniche linee curviformi sovrapposte allo schema quadrangolare base. Linee che si intrecciano in un punto centrale della roccia, formando quasi una sorta di spirale o doppia elica. Non potendo visionare direttamente la roccia, resta difficile stabilire se queste linee curve siano di origine naturale o artificiale, dato che né la Fernandez, né Shobinger lo chiariscono.

Trovandomi quindi di fronte a un piccolo mistero archeologico, decisi di divertirmi a cercare di risolverlo, andando prima di tutto a capire meglio chi fossero i casabindos, ossia il popolo che viveva in quelle zone, al quale gli archeologi attribuiscono la realizzazione della Pietra. Consultando sempre il Dizionario Archeologico della Fernandez, scopro che i casabindos erano un gruppo indigeno della zona centrale della Puna dedito all’agricoltura, all’attività mineraria e all’utilizzo di allucinogeni per le loro pratiche religiose. Probabilmente quindi, essendo abituati a lavorare con la roccia nei lavori minerari, erano dotati di una buona tecnica di lavorazione della pietra e la precisione e i dettagli della Pietra Mappa lo confermerebbero. Ad ogni modo, nonostante queste e altre informazioni lette sui casabindos, escludendo ipotesi di mappe stellari e mappe del tesoro, il significato della Mappa nella Roccia restava ignoto.

Come ultimo tentativo chiarificatore, cercai in rete eventuali ipotesi non ufficiali in merito al significato della Pietra Mappa, ma terminai presto la mia ricerca senza trovare quasi nulla. L’unica ipotesi, non ben identificata, che lessi su un sito internet argentino, attribuisce alla roccia di Barrancas il significato di mappa catastale, cioè di mappa creata appositamente per definire limiti territoriali di proprietà. Ipotesi che però non mi convinse affatto, in quanto è piuttosto noto che nelle comunità indigene del tempo, la proprietà privata non era socialmente contemplata, in quanto la terra era considerata un bene comune. Per i popoli ancestrali infatti, come dice Josè Aylwin, giurista esperto in culture indigene sudamericane, la terra e le risorse naturali, contrariamente al concetto di proprietà individuale proprio della cultura occidentale, erano in generale possedute e utilizzate in forma collettiva, a beneficio quindi di tutti i gruppi familiari della comunità.

Alla luce quindi di questo antico modus vivendi comunitario, dove tutto era di tutti e dove la proprietà privata non esisteva, è difficile pensare che il bassorilievo della Pietra di Barrancas fu realizzato con il fine catastale che potremmo immaginare ai giorni nostri. In quelle società ancestrali non c’era la necessità di capire a chi appartenesse un terreno, perché la terra, dono divino, era di tutto il popolo, ed era suddivisa in lotti probabilmente solo per una questione di praticità nella gestione del bestiame e delle coltivazioni. E allora, solo per azzardare una prudente conclusione capace di placare la mia curiosità archeologica, arrivai ad una interpretazione personale, o meglio ad una congettura, come direbbe il professor Shobinger.

Il senso di una mappa su una pietra che riproduce terreni con lama, Pitture rupestri Barrancasin una zona archeologica dove uno degli elementi più frequenti rappresentati nelle pitture rupestri è proprio il lama, forse nasce da un significato più ampio. Non così ampio da includere, almeno in questo caso, teorie di antichi astronauti o tesori perduti, ma certamente profondo, come profondo era quel legame intimo che le culture di un tempo avevano con i propri animali e con la propria terra, un legame fatto di spontanea sacralità e rispetto per la natura, un legame capace chissà di animare la sensibilità artistica di un uomo o di una donna di centinaia di anni fa, di animarla al punto tale da realizzare un’opera d’arte unica, eccezionale, quasi eterna, che fosse in grado di omaggiare a dovere la terra e il prezioso bestiame. Un’opera che potesse superare la prova del tempo e descrivere attraverso perfetti contorni litici, una mappa tellurica dell’amore che quell’artista ancestrale nutriva per la terra e i lama del suo popolo.

Stefano Lioni