I racconti di una yuyera, tra erbe medicinali, ricordi e antiche credenze

Erbe medicinaliIn un vecchio mercato popolare, tra i profumi di innumerevoli piante medicinali, lavora Neli, una yuyera esperta nell’utilizzo di erbe curative. Neli apprese le sue conoscenze dalla madre, una curandera che in passato offrì il suo aiuto a tanta gente della zona. La madre di Neli morì qualche anno fa, ma non prima di aver trasmesso gran parte del suo sapere alla figlia, che ora, tra la folla giornaliera del mercato di Humahuaca, continua la tradizione erboristica di famiglia, consigliando ai suoi clienti i rimedi naturali più indicati per i diversi problemi di salute.

Curioso di saperne di più sugli utilizzi delle piante medicinali nella zona, circa due settimane fa, mi recai al mercato di Humahuaca alla ricerca di una yuyera indicatami da due viaggiatori argentini. Trovai Neli nel lato sinistro del mercato, in un piccolo spazio commerciale, tanto piccolo quanto strapieno di erbe medicinali, Erbe medicinalicapaci di trasformare quel minuscolo spazio in universo di rimedi naturali, attraversabile solo a bordo della conoscenza di una yuyera esperta. Neli era impegnata con un cliente. Appena si liberò mi presentai, le espressi il mio desiderio di saperne di più sulle piante che utilizzava, dicendole che probabilmente poi avrei scritto un articolo a proposito. Mi rispose che mi avrebbe raccontato volentieri ciò che sapeva, chiedendomi però di ripassare dopo qualche giorno, di pomeriggio, avrebbe potuto dedicarmi più tempo.

Quando ritornai da Neli, prima di iniziare a illustrarmi le sue erbe, mi parlò spontaneamente della madre Isidora. Mi raccontò che era morta da poco e che anche se le aveva insegnato molto, a volte pensava che avrebbe voluto imparare di più da lei. Mi disse che la madre da giovane fu colpita da un fulmine mentre si trovava in un campo. Sopravvissuta all’evento iniziò a curare la gente, grazie ai doni ricevuti a seguito della scarica di quel fulmine. “Un curandero peruviano veniva spesso a trovare mia madre”, ci tenne a dirmi Neli mentre i suoi occhi iniziavano a diventare lucidi. “Il curandero parlava per ore con lei, si scambiavano le loro conoscenze sui diversi rituali di guarigione utilizzati”, specificò. Da quando la madre morì, Neli ancora di più si interessò alle piante medicinali, e oltre a lavorare al mercato, ogni tanto si reca alla frontiera boliviana da alcune esperte yuyere e curandere, per migliorare le sue conoscenze sulle erbe curative e sui rituali di guarigione.

Durante l’intero pomeriggio, Neli mi mostrò tutte le erbe principali che utilizza, autoctone e non, spiegandomi le proprietà che possiedono in infusione. Lei chiamò ogni pianta con il nome comune, successivamente ricercai anche il nome scientifico. Parti uguali di Cola de caballo (Equisetum giganteum), Lampaya (Lampaya castellani Mold.) e pelo de Choclo (barba di Choclo) favoriscono il benessere dei reni; Llanten (Plantago major), Verbena (Verbena officinalis) e Tusca (Acacia aroma) sono utili per cicatrizzare, disinfettare, disinfiammare; hojas de Higo (foglie di Ficus carica), Ortiguilla (Echium vulgare L.), Santa Maria (Tanacetum parthenium) e Ajenco (Artemisia absintum) per regolarizzare il ciclo mestruale; Ajenco da solo per il fegato; Pupusa (Wemenia poposa Phil.) per il mal di montagna; Borraja (Borrago officinalis) con limone per il mal di gola; Yareta (Azorella sp.) ed Espina amarilla (Barberis laurina) per il diabete; Cedron (Aloysia triphylla) e Burro (Aloysia polystachya) per il mal di stomaco. Delle piante che mi mostrò, più del 50% sono di origine sudamericana.

Tra i vari rimedi utilizzati da Neli ce ne sono alcuni che chiamano in causa elementi di origine animale. Mi raccontò che il guscio triturato dell’uovo di Nandù viene ancora utilizzato per aiutare le donne nel momento del parto, in quanto riduce il dolore delle partorienti. La corazza d’armadillo triturata invece sarebbe un ottimo rimedio per guarire rapidamente da una forte polmonite. Neli inoltre mi parlò di alcune particolari procedure di guarigione derivate da antiche credenze. Mi disse che se un bambino di età inferiore ai tre anni dovesse respirare troppo a lungo in un luogo con forti odori o energie per lui non favorevoli, è possibile che poi inizi a presentare problemi di respirazione, nel senso che gli si potrebbe tappare improvvisamente il naso pur non essendo raffreddato. Per guarire da questa situazione Neli mi spiegò che si deve eseguire una specifica procedura. Il bambino deve essere fatto “rinascere” attraverso una ragazza ancora vergine, sistemandolo sulla pancia della ragazza, sotto il vestito, facendolo poi sbucare piano piano a testa in giù. Grazie a questa rinascita simbolica, il bambino tornerebbe a respirare benisimo. Tecnica questa che mi ricordò lo stile degli atti psicomagici di Alejandro Jodorowsky, di cui parlerò in un prossimo articolo. Un’altra procedura antica, mi raccontò Neli, viene ancora utilizzata per far sgonfiare il seno di una donna, gonfiatosi mentre stava allattando il figlio. Si crede che il seno si possa gonfiare se una donna tenta di zittire il figlio allattandolo, in quanto il figlio per reazione “soffia” dentro il seno della madre, specificò Neli. Allora per far sgonfiare un seno gonfiatosi in questo modo, la madre dovrà per un po’ allattare nuovamente il figlio, tenendolo però in braccio lungo un suo fianco e come se stesse provenendo dalle sue spalle. Neli mi disse che lei stessa una volta effettuò questa procedura nel suo periodo di allattamento e che funzionò.

Al termine della giornata ringraziai Neli per la sua pazienza, per i suoi racconti e scattai qualche foto alle sue erbe. Non a lei perchè preferì di no. Mi ricordò delle curandere boliviane, dicendomi che se fossi passato a trovarle avrei potuto dire loro di aver parlato con lei, sarebbero state ancora più disponibili nei miei confronti. Prima di salutarla le chiesi se avrei potuto pubblicare tutto ciò che mi aveva raccontato, sulle erbe, su sua madre, sulle particolari procedure antiche. Mi disse che le avrebbe fatto piacere e che certamente, un articolo dedicato alle sue piante e ai suoi racconti, avrebbe fatto piacere anche a sua madre.

Stefano Lioni


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